Voglio condividere un “cosa bella”, perché le cose belle vanno condivise.

Questo è il testo che di una email che una delle mie studentesse del Dipartimento di Scienze dell’Uomo dell’Università degli Studi di Urbino mi inviò alla fine di uno dei laboratori di Progettazione didattico/educativa che tenni in quel periodo.

Per chi si occupa di formazione, una email del genere è come ricevere l’Oscar per chi si occupa di cinema: il più grande premio che si possa mai ricevere. Non nascondo che ogni volta che la rileggo mi vengono le lacrime agli occhi, e non tanto per dire. Provo una profonda emozione, di quelle ricche di significato, che tutti dovrebbero provare almeno una volta, per poter dire di aver vissuto una vita che valga le pena essere vissuta.

Oggi, grazie a training formativi specifici basati su nozioni efficaci e scientificamente fondate, ad un enorme impegno, ad una capacità di discernimento fuori dal comune ed alla sua grande bellezza interiore, quella studentessa è diventata senza ombra di dubbio una delle migliori formatrici e consulenti nello sviluppo delle persone in Italia. Una persona di enorme valore. E questo è solo l’inizio.

Per me, è un grande privilegio collaborare ogni giorno con persone come Daniela Sensini, Change Management Specialist -Sviluppo HR

 

 

 

Gentile professore,

come richiesto le invio l’esercitazione n.7 che ci ha fatto svolgere oggi al laboratorio, e che quindi, per ovvi motivi, non c’è nell’elaborato che le ho consegnato. Approfitto di questa email per ringraziarla davvero di cuore di come ha portato avanti in questo mese il suo laboratorio! Sì, lo avrei fatto comunque, anche se non avessi dovuto spedirle l’esercitazione. La ringrazio perché in quel che è relativamente un tempo molto breve è riuscito davvero ad aprirmi un mondo nuovo, prospettive di senso mai considerate, che eppure in qualche modo sono riuscite a segnarmi.

Sa, abbiamo tanti docenti, molti di essi luminari indiscussi, ma spesso e volentieri mi lasciano l’amaro in bocca. Qualcuno insegna didattica e spende ore della sua lezione per parlare di assurdità, qualcun altro insegna pedagogia e cura educativa e lo fa con modalità che seminano inconsapevolmente terrore.

Ecco, forse a troppi professori manca quella coerenza e quell’autoconsapevolezza di cui tanto ci ha parlato in questo mese. Ma come può essere? Non era lo step base per essere un buon professionista? E chi è dietro ad una cattedra universitaria non dovrebbe esserlo?

Beh, se c’è qualcosa per cui la voglio ringraziare è questo… per averci dimostrato con segni tangibili di essere quel professionista di cui tanto ha e abbiamo discusso in formazione!

Ho sempre sperato che qualcuno si mettesse al mio fianco per chiarirmi le idee, per ragionare insieme su prospettive che col tempo diventano sempre più chiare, o semplicemente per chiedermi per quale motivo ero tra quei banchi, a volte anche un po’ scomodi. Tutti, in università, parlano di cura, di attenzione e valorizzazione dell’altro nel rapporto educativo, ecce cc ecc, ma mai nessuno, e dico nessuno, ho osato chiedere il nostro nome e cosa vorremmo fare “da grandi”.

In fin dei conti siamo numeri, matricole, voti sul libretto… ed io una delle tante, da sempre troppo sognatrice e idealista, che alla fine della fiera rimane un po’ delusa da come le parole vengono sempre portate via dal vento… e poco nulla ne rimane.

Poi arriva lei, il suo laboratorio, i suoi esercizi che verso le 17.30 mi portano ad un certo malditesta (perché prima mi destabilizzano, poi mi coinvolgono come pochi), il suo modo di fare e mi chiede: “che professionista vorresti essere”?

Rimango stupita.

Affascinata, quando comincia a parlare di concetti a volte studiati e a volte sconosciuto con un taglio di presentazione completamente diverso dal classico… semplicemente pragmatico, diretto al punto.

Ammirata, quando gira per tutta l’aula, cercando di non dimenticare nessuno, per ascoltarci tutti, per ragionare insieme sulle attività che ci ha proposto ed in fondo su quella che potrebbe essere la nostra Vita.

Ho cercato di rubare con gli occhi e le orecchie dalle sue lezioni, più che ho potuto. Mi sono resa conto che in 20 con lei ore ho imparato molte più cose di quante ne possa aver fatte mie durante un anno e mezzo di università…. e che per la prima volta ho desiderato che oggi non fosse l’ultimo venerdì devastante di laboratorio. E’ così rasserenante tornare a casa distrutti, ma soddisfatti e felici. Le sue progettazioni le ho riviste tutte a casa, ci ho lavorato sopra, ho pensato, ho riflettuto e le ho curate, consapevole comunque che non avrebbe potuto prestargli troppa attenzione, ma poco importa… l’ho fatto per me, ma grazie a lei.

Ed è anche per questo che la ringrazio!
Sa, Alessandro D’Avenia, in un articolo che parla del primo giorno di scuola ha scritto così:
“Dimostratemi che vale la pena stare qui per un anno intero ad ascoltarvi. Ditemi per favore che tutto questo c’entra con la vita di tutti i giorni, che mi aiuterà a capire meglio il mondo e me stesso, che insomma ne vale la pena di stare qua. Dimostratemi, soprattutto con le vostre vite, che lo sforzo che devo fare potrebbe riempire la mia vita come riempie la vostra.

Avete dedicato studi, sforzi e sogni per insegnarmi la vostra materia, adesso dimostratemi che è tutto vero, che voi siete i mediatori di qualcosa di desiderabile e indispensabile, che voi possedete e volete regalarmi. Dimostratemi che perdete il sonno per insegnare quelle cose, che dite valgono i miei sforzi.
Voglio guardarli bene i vostri occhi e se non brillano mi annoierò, ve lo dico prima, e farò altro. Non potete mentirmi. Se non ci credete voi, perché dovrei farlo io?”

Ecco…

Grazie per avermi dimostrato che vale la pena fare sacrifici su sacrifici per studiare qui in Urbino, perché in mezzo a un caos di voci, a volte anche discordanti tra loro, è anche possibile sentire forte e chiaro quello che prende il tuo cuore e rendertene sempre più consapevole.

Grata per avermi dimostrato con il suo essere che migliaia di righe scritte che ogni giorno mi corrono sotto gli occhi, possono incarnarsi in qualcuno. Grazie per avermi ricordato che il sonno lo voglio perdere anche io per quel che desidero con convinzione, per la mia vita professionale e non solo.

Grazie per averci creduto…. forse, dentro di me, in un periodo complicato della mia vita, ho ricominciato a crederci anche io: a me stessa, agli altri, e al fatto che non importa quanta strada dovrò ancora percorrere (tanta, tantissima, e vederla al lavoro a volte mi ha quasi spaventato per come padroneggia e si destreggia tra le sue conoscenze….chissà se ne sarò mai in grado, almeno in parte?) lo farò a testa alta perché ho capito che il mio non è più solo un sogno, ma un progetto concreto per cui sin ora ho lottato e lotterò in futuro.

Ho voluto aspettare la fine del corso per scriverle tutto questo, perché sicuramente era più giusto così, ma ci tenevo che sapesse e fosse consapevole che in università, per noi, lei è davvero una ricchezza, e su questo credo tutti i ragazzi che ha visto in aula in questo mese siano d’accordo.

La mia speranza è, un giorno, di poterla riincontare nel mio cammino di formazione, sarebbe davvero eccezionale. Nel frattempo la seguirò con piacere dal suo blog, che vorrò sbirciare un po’ di più appena passato un esame ormai imminente.

Cordiali saluti,
Daniela S******
(studentessa del laboratorio di Progettazione per il corso di laurea di Scienze dell’Educazione, Università di Urbino)

P.s: Molto probabilmente non si ricorderà nemmeno chi sono, ma date le utenze con cui ogni giorno si rapporterà, non fa nulla, va bene così. Se la può aiutare, però, oggi le consegnato un bell’elaborato verdissimo però, del quale le è piaciuta la presentazione. Pp.s: il grazie più grosso, quasi da Nobel per quel che abbiamo sperimentato sino ad ora, è perché è stato il PRIMO INSEGNANTE a presentarci un bel power point, fatto e ragionato benissimo, e che oltre a questa rarità, ha capito come spiegare con tale supporto.

Che ne dice…. sarà innovativo inventare un corso per docenti con la finalità principale di far capire loro che il power point non è fatto per copiare intere pagine dei loro libri su una pagina multimediale bianca, e che è semplicemente inutile par- lare mentre le proiettano perché gli alunni o scrivono la slide o cercano la pagina sul libro? Potrei fare la differenza? Di una cosa sono sicura: risolverei un problema didattico diffuso tra i docen- ti universitari urbinati! =)

Daniela Sensini, Change Management Specialist -Sviluppo HR